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Gentile Presidente del Consiglio Matteo Renzi , Le scrivo a nome di Francesco , di anni 50, il quale ha perso il lavoro e vive a Caltanisetta.

La multinazionale, nella quale lavorava da oltre 30 anni, ha deciso di trasferire la sua produzione all’estero , in uno Stato in cui è possibile assumere manodopera a costi più bassi . Le aziende italiane non lo assumono, sia perché ha raggiunto un’età ormai avanzata, sia perché non possiede le competenze specifiche richieste attualmente dal mercato del lavoro.

In Italia aumentano non solo i disoccupati, ma anche drammaticamente coloro che , come Francesco , per le stesse motivazioni, perdono il lavoro . Anche in Italia, come nei Paesi più poveri, poter lavorare è diventato un lusso per pochi eletti. Lo Stato italiano ha potuto qualificarsi come stato democratico, sia agli occhi dei propri cittadini, sia agli occhi del mondo intero , per la sua emancipazione sociale ed umana , derivante dal suo stato di benessere economico raggiunto attraverso l’operato e l’impegno incessante di alcuni statisti che , subito dopo la guerra , si sono “alzati le maniche” per far rinascere la nostra nazione e scrivere la propria Costituzione ponendo a fondamento della stessa “L’Italia è una Repubblica democratica , fondata sul lavoro” .

Certo il lavoro era considerato fondamento dello sviluppo sociale e umano, nonché del progresso reale dello Stato italiano.

Cosa è successo, dunque? I nostri uomini politici attuali, tra cui anche Lei , caro Presidente, hanno dimenticato i dettami della nostra Costituzione ?

Parrebbe di si, ma hanno anche perso di vista che coloro che hanno scritto la Costituzione Italiana si sono rimboccati le maniche, si sono adoperati , in prima persona, dopo aver esperito le conseguenze dolorose della seconda guerra mondiale, che aveva lasciato tanta miseria e degrado. Hanno ricostruito, quindi, con lealtà ed impegno pratico, la nostra Nazione .

Oggi, occorre lo stesso zelo, la stessa mano operosa per far rinascere l’economia della nostra nazione . Certo occorre farlo con onestà e senza perdere tempo, consapevoli di essere di fronte alle stesse macerie lasciate dalla guerra. Si tratta, oggi, delle macerie del degrado morale e dell’inezia, della miseria morale che è divenuta miseria economica.

Creare nuove fonti di reddito , per creare lavoro è questa la condizione ineludibile . Creare tavoli di lavoro per rileggere la vita economica è il presupposto da cui ripartire, in quanto è cambiato lo scenario storico-sociale ed economico, come avviene dopo una guerra .

Rileggere la vita , i nuovi bisogni, capire le nuove dinamiche della vita economica è ormai il primo passo da compiere. A farlo dovete essere, innanzitutto, voi che sedete sugli scranni del Parlamento Italiano, senza rinnegare la necessità dell’apporto delle conoscenze tecniche di coloro che si occupano di economia, di vita sociale e degli stessi cittadini . Occorre cooperare è questa la verità che emerge.

E bisognerebbe ispirarsi ai principi propri della filosofia cristiana, ossia l’Amore , la Fratellanza, la Giustizia, la Solidarietà , il Valore dell’Essere Umano. Caro Presidente chiedo a Lei cosa intende fare , quindi , affinché il lavoro torni ad essere il diritto fondamentale da garantire ad ogni cittadino e un dovere dello Stato garantirlo?