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Intervista  al Magistrato Piercamillo Davigo , Presidente  della II Sezione Penale presso la Corte suprema di cassazione , da parte del quotidiano “America Oggi” 

 a cura di Biagio Maimone

Domanda:

Gentile Presidente, la storia della Repubblica italiana è segnata dalla vicenda “Mani Pulite”, la cui incisività è stata
rilevante nel determinare il percorso della vita politica italiana. Nasce da essa un confronto tra due modi di intendere la politica e la stessa Magistratura, acuitosi sempre più, che crea equivoci e scontri. Un Suo parere in merito.

Risposta:

Ritengo che sia stato un grave errore quello della politica italiana limitarsi ad attendere gli esiti dei procedimenti penali
anziché svolgere autonome valutazioni sui fatti emersi ed in larga misura non controversi. Attendere le sentenze significa rimettere alla Magistratura la selezione della classe politica, ma questo non è il nostro compito.
Se le corti avessero processato degli ex, già allontanati dai posti di responsabilità dai loro pari, non ci sarebbe stata l’attuale tensione tra sistema politico e sistema giudiziario.

Domanda:

Non possiamo non ricordare e non apprezzare gli splendori della prima Repubblica al suo sorgere, subito dopo la seconda guerra mondiale, che permisero allo Stato italiano il passaggio dalla miseria al benessere. Cosa apprezza maggiormente del periodo storico definito “Prima Repubblica”.

Risposta:

L’onestà di molti di quei politici. Quando De Gasperi si recò negli U.S.A. si fece prestare un cappotto perché non ne possedeva uno decoroso ed era il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Domanda:

I Padri Costituenti, guidati dall’intento eccelso di porsi al servizio della propria Nazione, rappresentano un esempio da imitare ed un valore a cui riferirsi costantemente per la vita politica e per la vita giudiziaria. Condivide l’opinione secondo cui la rinascita economica è facilmente realizzabile se chi si occupa della vita politica è animato non solo da intenti pragmatistici, ma dal potere della conoscenza, radicata nei valori di una morale che pone al centro l’essere umano.

Risposta: Si.

Domanda:

La Magistratura e la Politica non possono essere considerate forze avverse, ma impegnate su versanti diversi. Come deve essere intesa l’indipendenza tra i due ambiti perché essa sia costruttiva e generi benessere e progresso sociale?

Risposta:

Compito dei magistrati è fare i processi, compito dei politici è governare o fare le leggi. Non vi è contrasto in ciò.
Tuttavia se, come è accaduto, vengono approvate leggi per impedire i processi o cambiarne l’esito il conflitto è inevitabile.

Domanda:

Chi è vittima di ingiustizie spesso vive in solitudine il proprio disagio e sente distante l’intervento di chi ha il compito di salvaguardare i propri diritti, sia in quanto i tempi della giustizia sono lunghi, sia perché i costi per accedervi sono spesso molto elevati. Quali prospettive perché ci si avvicini sempre più ad un modello agile e snello di procedimento giudiziario.

Risposta:

Il problema è in parte il modello processuale farraginoso, ma soprattutto l’eccessivo numero di procedimenti. È necessaria l’abrogazione di molti reati e la trasformazione dell’udienza preliminare in un filtro serio, oggi è un mero passaggio. Soprattutto è necessario rendere poco conveniente agire o resistere in giudizio se si sa di avere torto.

Domanda:

La comunicazione, in tutte le sue forme, intesa come veicolo obiettivo e veritiero degli accadimenti umani, può facilitare il lavoro della Magistratura nel trattare le vicende giudiziarie. Può anche essere un intralcio quando essa è strumento di parte. Le chiedo se ha mai dovuto affrontare le problematiche derivanti dalla relazione con il piano della comunicazione, ossia con i media, nel corso del Suo impegno in veste di Magistrato.

Risposta:

Molte volte ho subito diffamazioni da parte di testate di proprietà o vicine a coloro che processavo.

Domanda:

C’è chi afferma che nuove leggi si rendono necessarie per facilitare il lavoro della Magistratura. Un Suo parere in merito.

Risposta:

Serve un riforma organica del processo e del diritto sostanziale, ma non vedo nessuna azione in questo senso all’orizzonte.

Domanda

Infine, ringraziandoLa, Le chiedo un Suo messaggio ai lettori di “America Oggi” e a tutti gli italiani che vivono negli Stati Uniti.

Risposta:

Vorrei che fossero orgogliosi di essere figli di una Civiltà che ha dato così tanto al mondo. Gli Italiani sono l’unico popolo che è stato due volte leader nella storia: prima con l’Impero Romano e poi con il Rinascimento. Alcuni degli altri hanno avuto una sola epoca d’oro.