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Agenpress. Il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà saluta con grande favore la sentenza odierna della Consulta (n. 149/2018) che ha dichiarato incostituzionale l’impossibilità di accedere, per un periodo eccessivamente lungo, a qualsiasi beneficio penitenziario per alcune categorie di detenuti, sulla base del reato commesso. Ha così ribadito la centralità per tutti del percorso compiuto al fine del reinserimento sociale.

L’incostituzionalità proclamata oggi colpisce il quarto comma dell’articolo 58-quater dell’ordinamento penitenziario che, ai responsabili di alcuni specifici reati, negava tale accesso, se non dopo aver scontato almeno 26 anni nel caso di ergastolo o i due terzi della pena negli altri casi. Ciò indipendentemente dallo svolgersi concreto dell’esecuzione della pena stessa.

In particolare, il Garante ritiene importante la riaffermazione della logica della progressione del percorso di reinserimento valida per tutti i detenuti. Scrive infatti la Corte: «incompatibili con il vigente assetto costituzionale sono […] previsioni, come quella in questa sede censurata, che precludano in modo assoluto, per un arco temporale assai esteso, l’accesso ai benefici penitenziari a particolari categorie di condannati – i quali pure abbiano partecipato in modo significativo al percorso di rieducazione […] in ragione soltanto della particolare gravità del reato commesso».

Ribadisce inoltre quanto la Corte europea dei diritti dell’uomo ha sottolineato circa «la prospettiva della risocializzazione del condannato come componente necessaria dell’esecuzione della pena dell’ergastolo» anche in occasione di una nota sentenza in cui ha censurato la pena perpetua «senza speranza». La Corte costituzione ricorda che la Corte di Strasburgo «da tale premessa ha dedotto l’obbligo, a carico degli Stati contraenti, di consentire sempre che il condannato alla pena perpetua possa espiare la propria colpa, reinserendosi nella società dopo aver scontato una parte della propria pena».

Richiama inoltre la responsabilità individuale del condannato nell’intraprendere un cammino di revisione critica del proprio passato e di ricostruzione della propria personalità, senza “pietrificare” il condannato irreversibilmente nel momento della commissione del reato, identificandolo con questo. La prospettiva di cambiamento ed evoluzione nel corso dell’esecuzione della pena non va mai chiusa o resa inutile.

L’abrogazione del comma 4 dell’articolo 58-quater supera quel vulnus che poneva di fatto un limite alla norma costituzionale che pone l’elemento rieducativo come ineludibile nella strutturazione delle pene.

L’articolo Benefici penitenziari. Plauso del Garante nazionale per la sentenza della Corte costituzionale 149/2018 proviene da Agenpress.



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