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Agenpress – I carabinieri del Ros di Palermo hanno fermato, su ordine della Dda, 15 persone accusate, tra l’altro, di istigazione al terrorismo e associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’organizzazione criminale consentiva, pagando 2.500 euro, di raggiungere Trapani partendo dalle coste tunisine a bordo di gommoni veloci. Uno dei fermati inneggiava all’Isis su Facebook.

Gli viene contestato di aver “pubblicamente istigato a commettere più delitti in materia di terrorismo”. Il provvedimento è firmato dai sostituti procuratori Gery Ferrara e Claudia Ferrari, dal procuratore aggiunto Marzia Sabella. Per i magistrati c’è “un’attiale e concreta minacca per la sicurezza nazionale”.

Per i pm di Palermo che hanno disposto i fermi, la banda rappresenta “una minaccia alla sicurezza nazionale perché in grado di fornire un passaggio marittimo sicuro e celere particolarmente appetibile per persone ricercate dalle forze di sicurezza tunisine o sospettate di connessioni con formazioni terroristiche”.

E’ stato un pentito della “Jihad”, detenuto a Genova, a svelare i segreti dell’ultima organizzazione specializzata in viaggi veloci verso la Sicilia. “Voglio evitare che vi troviate un esercito di kamikaze in Italia”, così ha iniziato il suo racconto, due anni fa, offrendo nomi e numeri di telefono del gruppo. “Ritengo che alcuni terroristi possano giungere in Italia con il loro aiuto”. E subito sono partite le indagini, che hanno fatto scattare le intercettazioni.

L’organizzazione, che operava in Italia e Tunisia, contrabbandava anche tabacchi lavorati esteri smerciati nel Palermitano grazie alla mediazione di complici italiani. I guadagni del contrabbando, custoditi da “cassieri” designati dai vertici dell’organizzazione, venivano riutilizzati per il rifinanziamento dell’attività, come l’acquisito dei natanti veloci e l’aiuto economico dei componenti della associazione criminale finiti nei guai con la legge.

Uno dei tunisini fermati, che era tra i cassieri dell’organizzazione, istigava al terrorismo, invocava la morte in nome di Allah e faceva apologia dello Stato islamico: sul suo profilo Facebook sono stati trovati video e foto che inneggiavano all’Isis con immagini di decapitazioni. Dopo essere stato individuato e fermato proprio per la sua vicinanza allo Stato islamico, l’uomo ha deciso di parlare per evitare, ha detto agli inquirenti, che ci si ritrovasse con “un esercito di kamikaze in Italia”. E ha fatto scoprire la banda raccontando dell’esistenza di un’organizzazione criminale che gestiva un traffico di esseri umani, contrabbandava tabacchi e aiutava ad espatriare soggetti ricercati in Tunisia per reati legati al terrorismo.

L’articolo Sicilia. Allarme terrorismo. 15 arresti. Pentito jihad: “esercito di kamikaze in Italia” proviene da Agenpress.



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