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Agenpress – Otto esplosioni in Sri Lanka, nel giorno di Pasqua, hanno colpito chiese e hotel, facendo una strage. Il bilancio provvisorio è di di oltre 215 vittime e circa 500 feriti. Il governo dello Sri Lanka ha dichiarato lo stato d’emergenza e il coprifuoco. Il capo della polizia, l’11 aprile, aveva lanciato l’allerta su un rischio di attacchi kamikaze in chiese importanti. I primi sei attacchi si sono verificati in tre hotel di Colombo e tre chiese. La settima esplosione è avvenuta in un edificio di Dehiwala, uno dei sobborghi a sud della capitale: un attentatore si è fatto esplodere e sono rimasti uccisi tre poliziotti, che erano entrati per fare una perquisizione. L’ottava, esplosione, in cui è morto solo l’attentatore, è avvenuta in un quartiere di Colombo, Orugodawatta.

Sono 8 le persone arrestate finora, ha reso noto il premier Ranil Wickremesinghe, specificando che “finora i nomi emersi sono tutti locali” ma che gli inquirenti stanno cercando di verificare se i terroristi avessero eventuali “contatti all’estero”. Il premier ha aggiunto che si sta cercando di capire “perché  non siano state prese precauzioni adeguate”, ma che la priorità del governo è “catturare i terroristi”: “Dobbiamo cercare per prima cosa e prima di tutto che il terrorismo non rialzi la testa in Sri Lanka”.

Il capo della polizia era stato allertato da un servizio straniero di intelligence e aveva emanato un’allerta a livello nazionale l’11 aprile, segnalando il rischio di attentati kamikaze contro “chiese importanti” e contro la rappresentanza diplomatica indiana a Colombo, pianificati dal gruppo radicale islamico National Thowheeth Jama’ath (Ntj).  Il premier, Ranil Wickremesinghe dice: “Dobbiamo capire perché non siano state prese precauzioni adeguate. Né io né i ministri eravamo stati tenuti informati”.

 

L’articolo Strage in Sri Lanka. Esplosioni in chiese e hotel: 215 morti, 500 feriti proviene da Agenpress.



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