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AgenPress. L’emergenza covidiana ha imposto nuove visioni in diversi settori – a partire da quello sanitario – con nuovi modelli organizzativi e nuove prospettive impensabili soltanto pochi mesi fa.

La scuola con tutte le sue componenti – già nella fase emergenziale dello scorso anno scolastico – ha dovute progettare e realizzare nuove forme di “didattica” che, seppur basate su piattaforme virtuali, ha cercato di non mettere “fuori gioco” centinaia di migliaia di alunni ed alunne.

Nella immane criticità nella quale ci siamo ritrovati durante il lockdown, una comunità di donne e di uomini – seppur consapevole dei tanti che sarebbero rimasti “fuori dal campo” –  si è inventata nuove azioni pur di continuare a fare Scuola, con la preoccupazione di includere tutti gli alunni e le alunne.

L’estate ormai trascorsa ha visto impegnanti DS, DSGA, Collaboratori dei DS e RSPP in diversi monitoraggi, in ipotesi organizzative, in interventi di prevenzione, in scelte di acquisto di materiali e servizi utili e necessari per la sicurezza del personale e degli alunni, al fine di poter prevedere una ripartenza quanto più serena e sicura per le proprie comunità scolastiche.

Siamo ormai entrati nell’anno scolastico 2020-2021 ed una cosa è certa: dopo tutti questi sforzi di progettazione e programmazione resta sempre l’incognita dovuta all’evoluzione dell’emergenza pandemica.

La scuola dei nostri alunni e figli non sarà quella che abbiamo conosciuto nei decenni scorsi; sarà – non possiamo negarlo – un’altra scuola che però nella necessaria innovazione organizzativa e didattica non deve dimenticare i punti di forza del passato più o meno recente che ci ha reso un grande Paese nella cultura umanistica e scientifica, nell’arte, nella tecnologia, nella valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale.

Ma un altro sforzo occorre fare e non si può più rinviare: dare al sistema scolastico un nuovo modello di governance e di valorizzazione delle professionalità con una progressione di carriera oggi non coerente con la scuola covidiana e speriamo presto post covidiana.

Possiamo ancora avere una struttura scolastica basata sul DS e sul corpo docente senza tenere contro delle diverse migliaia di docenti che – oltre l’azione didattica – si dedicano con grande senso di responsabilità e spirito di servizio – al funzionamento ed alla organizzazione didattica delle loro scuole?

Possiamo ancora avere un avanzamento stipendiale per progressione di fascia lenta e superata dalla realtà e non pensare finalmente a nuove forme di carriera che non dipendano dall’anzianità ma anche e soprattutto dalla qualità del servizio reso in favore della comunità scolastica?

Possiamo finalmente rompere il tabù dell’egualitarismo del ruolo per passare al riconoscimento del lavoro didattico ed organizzativo-gestionale cui un docente è chiamato?

E’ noto, infatti, che in Italia un docente che svolge la sua attività ai sensi dell’art. 28 del CCNL 2016/2018, a parità di anzianità di servizio rientra nella stessa fascia stipendiale di un docente che svolge per un intero anno scolastico o solare anche funzioni aggiuntive nel funzionamento, nella gestione, nella sicurezza, nell’organizzazione e nella progettazione didattica per un monte ore certamente superiore a quello contrattuale.

Il funzionamento e l’organizzazione didattica di ciascuna Istituzione scolastica anche non autonoma di oggi e del futuro ha assoluto bisogno dei Collaboratori e delle figure di sistema.

Lo si chieda a chi conosce la complessità della scuola, a chi vive i bisogni della scuola, a chi sa bene che l’offerta formativa di qualità dipende in primis da chi la progetta, l’organizza, la rende quotidianamente tangibile per alunni e famiglie attraverso il progetto educativo noto come PTOF.

E la si smetta con il negare l’evidenza: chi lo fa – se persona di scuola – mente consapevolmente!

E la si smetta di denigrare – con volgari attacchi anche a mezzo stampa – la professionalità di decine di migliaia di docenti che svolgono un lavoro insostituibile in favore delle loro comunità scolastiche!

ANCODIS propone di prevedere con una modesta parte della quota del Recovery fund destinato alla scuola la possibilità di introdurre nel sistema scolastico italiano due importanti novità:

  • Istituire con un investimento finanziario il middle management scolastico con una specifica area contrattuale definendo modalità di accesso, tempi della prestazione lavorativa, diritti e doveri professionali, formazione specifica;
  • Nel prossimo CCNL prevedere e finanziare l’investimento per una vera carriera di tutti i docenti non più fondata esclusivamente sull’anzianità di servizio ma – tenendo conto della moderna complessità della realtà scolastica – su un modello di progressione che tenga anche conto degli incarichi aggiuntivi.

Oggi siamo di fronte ad una irragionevole ed ingiustificata discriminazione professionale per la quale i Ministri competenti e le OO.SS. possono finalmente trovare soluzione.

Non vogliamo piatire privilegi (come qualcuno volgarmente insinua o scrive) ma semplicemente che si riconosca che senza i collaboratori dei DS e le figure di sistema la scuola non assolverebbe con efficienza ed efficacia al suo dovere costituzionale e che questi docenti meritano rispetto, attenzione e riconoscimento da parte dello Stato.

Occorre il coraggio delle scelte.

Occorre il coraggio di riconoscere questa triste realtà: che nella scuola italiana il docente NON ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e non gli è consentita una carriera diversificata e professionalmente gratificante con il consenso o il tacito assenso delle Organizzazioni sindacali.

L’articolo ANCoDiS: il Recovery fund per la scuola italiana proviene da Agenpress.



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