Il Covid-19 è nato in laboratorio? Ilformat.it lo scrisse un anno fa

di Marco Staffiero

 

(Ilformat.info) Milano, 5 giugno 2021. Con tutta umiltà fummo i primi a scrivere, a porre dei punti interrogativi sulla nascita e l’origine del Covid-19. Prendendoci la nostra responsabilità, per un senso innato di libertà.
Da giornalisti indipendenti e da uomini liberi abbiamo il diritto ed il dovere di conoscere e divulgare ogni punto di vista, anche se spesso in questa “democrazia” esiste un solo ed unico pensiero e guai a porre domande.
Domande sul Covid e si diventa negazionisti, domande sul vaccino e si diventa no vax, domande sulla mascherina e si diventa no mask. E la lista è lunga. Nomi, aggettivi nuovi che vengono volutamente etichettati per reprimere ogni pensiero. In questo contesto totalitario, robotizzato, omologante è vietato fare qualsiasi domanda.
Già un anno fa esattamente il 17 aprile del 2020 IlFormat, pubblicava un articolo, dove secondo la Cnn dirigenti dell’intelligence Usa e della sicurezza nazionale americana avrebbero aperto un fascicolo sull’origine del nuovo coronavirus e tra le ipotesi al vaglio starebbero esaminando la possibilità che, più che in un mercato, sia nato in un laboratorio di Wuhan e che si sia diffuso a causa di un incidente.
Inoltre, il Washington Post aveva affermato che due anni prima che scoppiasse la pandemia diplomatici dell’ambasciata americana a Pechino visitarono diverse volte l’istituto di virologia di Wuhan (Wiv) e rimasero così preoccupati da mandare a Washington due “cable” (sensibili ma non classificati) ammonendo sulle inadeguate condizioni di sicurezza del laboratorio, che conduceva rischiose ricerche sui pipistrelli. L’appello cadde nel vuoto. Intanto, nel silenzio degli organi d’informazione, sempre ad aprile del 2020 ilFormat è stato tra i primi a pubblicare la notizia dell’arresto del Professor Charles Lieber, presidente del Dipartimento di Chimica e Biologia Chimica dell’Università di Harvard, per aver intascato 1,5 milioni di dollari dai cinesi per aver fornito segretamente il suo aiuto a creare una ricerca in un laboratorio.
Coincidenza vuole che il laboratorio in questione ha sede nella città cinese di Wuhan, epicentro della epidemia da Coronavirus. Il Prof. Lieber è accusato dal Dipartimento della Giustizia americano per aver mentito sulla sua partecipazione al Piano dei Mille Talenti in Cina, che si rivolge a scienziati e ricercatori stranieri disposti a portare la loro esperienza in Cina in cambio di finanziamenti per le ricerche di laboratorio.
Il Prof. Lieber è anche accusato di mentire in merito a un contratto redditizio che ha firmato con l’Università di Tecnologia di Wuhan e aver guidato un gruppo di ricerca di Harvard, incentrato sulle nanoscienze, apparentemente sconosciuto alla stessa università statunitense. Il lavoro del Prof. Lieber spaziava dalla ricerca di nuovi progetti per produrre materiali in nanoscala fino alla creazione di sensori nanoelettronici, e allo sviluppo di “tessuti cyborg”, che avrebbero integrato i dispositivi nanoelettronici nel tessuto sintetico.
In questi giorni diversi organi di informazione (per fortuna), hanno pubblicato diverse notizie, che affermano che il Covid-19 non ha un’origine naturale. In un nuovo articolo scientifico di 22 pagine, ottenuto in esclusiva dal DailyMail.com, lo scienziato norvegese Birger Sørensen e il professore britannico Angus Dalgleish hanno concluso che il “SARS-Coronavirus-2 non ha un’origine naturale credibile”. E quindi, “oltre ogni ragionevole dubbio” il virus è stato creato attraverso una “manipolazione di laboratorio”.
Lo studio sarà pubblicato sulla rivista scientifica Quarterly Review of Biophysics Discovery. Si tratta di una rivista presieduta da importanti scienziati della Stanford University e dell’Università di Dundee. Il report è destinato a fare scalpore nella comunità scientifica, dato che finora la maggior parte degli esperti ha negato fermamente fa che le origini del COVID-19 fossero artificiali.
L’Oms ha teorizzato invece che fosse un virus naturale passato dagli animali all’uomo. Durante l’analisi dei campioni di COVID-19 l’anno scorso, nel tentativo di creare un vaccino, Dalgleish e Sørensen affermano di aver scoperto “impronte digitali uniche” nel virus. Impronte che, secondo loro, potrebbero essere scaturite solo dalla manipolazione in laboratorio. Chi sono i due scienziati dello studio I due scienziati hanno scritto di avere “prove schiaccianti” che il virus è nato in laboratorio. Hanno aggiunto di averle da almeno un anno, ma sono stati ignorati dagli accademici e dalle principali riviste.
Dalgleish è un professore di oncologia alla St George’s University di Londra. Ha acquisito fama internazionale. Sørensen è invece un virologo, è presidente della società farmaceutica Immunor. Le accuse, che il giornale inglese definisce “scioccanti” includono prove di “distruzione deliberata, occultamento o contaminazione di dati” nei laboratori cinesi. Da questa esperienza, come altre dobbiamo cercare di rimanere liberi pensatori. Non facciamoci ingannare da un getto continuo di notizie pilotate, per creare una informazione omologante.
Questa articolo del 17 aprile 2020 proviene da www.ilformat.info

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